Al di là

Non appartengo alla schiera di coloro che credono che le fotografie conservino in qualche modo la vita dei defunti; tuttavia ho sempre eliminato quelle ritraenti individui che mi avevano fatto del male, come se, dotati di poteri paranormali, avrebbero potuto continuare a nuocermi saltando fuori dal cassetto.
Custodire foto di persone lontane dal tempo che è, permette di ritrovarsi tra le mani qualcosa che appartiene al già stato e che non sarà più; ma si tratta pur sempre di immagini che ci lascerebbero sostanzialmente indifferenti se non si potesse contare sul substrato del ricordo.
Che una foto sia stata scattata da un abile ritrattista o da un neofita a me importa poco; osservare un volto e il suo contesto, qualora presente, mi orienta verso una salutare sospensione temporale, da riaffidare poi all’immagine che ne è simulacro.

 

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Il tempo presente e il tempo passato
son forse presenti entrambi nel tempo futuro
E il tempo futuro è contenuto nel tempo passato
Se tutto il tempo è eternamente presente
Tutto il tempo è irredimibile.
“Ciò che resta poteva essere” è un’astrazione
Che resta una possibilità perpetua
Solo nel mondo delle ipotesi.
Ciò che poteva essere e ciò che è stato
Tendono a un solo fine, che è sempre presente.
Passi echeggiano nella memoria
Lungo il corridoio che non prendemmo
Verso la porta che non aprimmo mai
Sul giardino delle rose.
Thomas Eliot, Burnt Norton

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In contrasto per legge

Stando alla “legge dei contrasti simultanei” di Eugene Chevreul, due colori complementari se affiancati si esaltano e se mescolati si spengono, mentre un tono scuro si scurisce ancora di più vicino a uno chiaro e viceversa. Se la vita fosse una questione di colori gli umani, facendo tesoro degli insegnamenti del chimico francese, non conoscerebbero distorsioni, contorsioni e contusioni né ricorrerebbero a penose generalizzazioni d’ordine filosofico per sentirsi compresi nel ruolo di raffinati pensatori. Ma la vita è straniante e paradossale come un’opera di Man Ray e tanta parte di essa è destinata a passare tra irrilevanza e oblio, tra alternanze di grigi e neri con qualche intemperanza in rosa.

 

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Mistificazioni

Del dolore finiamo col dire:”Ah, potrei farci un romanzo”, ma disgraziatamente lo stato emotivo in questione non è affatto congeniale ai comuni mortali, tant’è che va a braccetto soltanto con gli Artisti, loro sì capaci di produrre capolavori dalla sovraesposizione quotidiana allo stress.
La sofferenza a lungo termine genera nichilismo o rassegnazione: nel primo caso si attua una cesura col tempo, per cui ciò che è altro da me non suscita interesse (che si tratti di un ingorgo stradale o di un pettegolezzo sul collega non fa differenza); nel secondo caso ci si illude d’averla fatta franca, ma a ben guardare è solo il dolore che, fattosi subdolo, regala l’illusione di una nuova primavera.
Le persone fortunate possono contare sulla cosiddetta follia positiva, ovvero su quella spinta interiore che consente di affrontare il mondo con dignità malgrado l’assenza di gratificazioni. Poco più di una mistificazione, come questo inverno che si pensava autunno.

 

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YOU NEVER CAN TELL

Colui che avesse in animo di affermare che non vi è casualità, ma merito o demerito nella distribuzione di gioie e dolori agli uomini, sarebbe in errore; per certosina che sia la pianificazione di un progetto, non vi è certezza che le azioni a seguire sortiranno l’effetto voluto. Per contro vi sono individui che, indipendentemente da quello che hanno fatto o omesso di fare, sono premiati dalla fortuna.
Questo post non vuole essere una critica gratuita ai più fortunati, solo si interroga sulla fine della volontà individuale alla luce di casualità avverse insistite; per come la vedo io, dev’esserci un’altra dimensione a noi contigua e tuttavia preclusa. Ed è lì che le nostre lacrime non sono oscene.

 

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L’Epifania dello spirito

Nel giardino di una casa al mare di cui fui ospite un po’ di anni or sono, c’era una lanterna sempre accesa come se custodisse, a favore degli ospiti, la relazione tra tempo e piacere così poco presente, di norma, nella razionalità del vivere comune. Intorno a quella luce, a tarda sera, ci lasciavamo andare a un parlare intimo, a tratti dolente, più spesso goliardico; era bello poter condividere con quei pochi conoscenti il “mistero della pancia” che, quantunque al risveglio si producesse in conati di scetticismo, nondimeno ripagava di giornate sfiancanti consacrate al dovere.
Non so dire se quelle notti, sette in tutto, furono un consentire o un dissentire rispetto al mio solito sentire; so solo che oggi scrivo a mo’ di promemoria di sentimenti relazionali positivi che non hanno prevedibili approdi, ma vanno considerati come una metafisica del dono.

NO HAPPY ENDINGS

È dei mediocri il lieto fine, quasi sempre. Piuttosto incerta per tutti gli altri la ricompensa qualora non si abbia scaltra dimestichezza con la ferraglia che i più chiamano vita. Ti ostini, stranito, a compiere ancora un giro e neppure ti accorgi che avresti dovuto sottoporre a verifica affermazioni e negazioni, certo com’eri che essere autentico t’avrebbe messo al riparo da ogni antinomia.

AMEN

Quando entro in chiesa, in orari che mi mettono al riparo dal vuoto formalismo della messa, lo faccio perché necessito di raccoglimento; non un Padre Nostro né un Atto di dolore a interrompere il flusso dei pensieri, essendo immune dalle lusinghe della fede. Tuttavia quella sorta di estraniamento dalla realtà non è immune da questioni che attengono alla spiritualità, ottima alternativa a un Dio didascalico e crudele che promette la vita eterna, ma sulla Terra riserva l’inferno. Da una chiesa esco sempre pacificata e, se c’è, inebriata dal profumo di incenso; però, malgrado il quarto d’ora di serenità, non riesco a non pensare che il cattolicesimo resta religione invasiva e intollerante.

POST COITUM

Colei che, simulando l’orgasmo, volesse gabbare il partner ricordi, dopo, di parlare solo di cose positive perché l’orgasmo non fasullo innalza i livelli di ossitocina, l’ormone che favorisce gli scambi positivi. Dunque, riponga con cura il cahier de doléances e faccia tesoro della lezione epicurea che riconosceva nella prudenza la virtù suprema.

 

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Lost in thought

I’m lost in thought, in a world of my own. I gaze out of the window, reflecting on the chances I’ve missed. I can’t imagine anything that will break the routine of my days. There seemed to be so many options open once, so many alternatives to pick from. I recall how I turned my back on a teaching career. I’ve no strong preference any more.

 

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immagine Antonio Mora